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Progetto educativo 2001-2004

by mythsmith last modified 2007-11-21 07:45 AM

Progetto educativo 2001-2004


«Il Progetto educativo del Gruppo, ispirandosi ai principi dello scoutismo ed al Patto associativo, individua le aree di impegno prioritario per il Gruppo a fronte delle esigenze educative emergenti dall’analisi dell’ambiente in cui il gruppo opera e indica i conseguenti obiettivi e percorsi educativi.

Ha la funzione di aiutare i capi a realizzare una proposta educativa più incisiva: orienta l’azione educativa della Comunità capi, favorisce l’unitarietà e la continuità della proposta nelle diverse unità, agevola l’inserimento nella realtà locale della proposta dell’associazione».

Statuto Agesci, art. 14


Il precedente Progetto educativo è scaduto nel 2000, per questo, come comunità capi, abbiamo deciso di stenderne uno nuovo. Scrivere un Progetto educativo comporta sempre un importante momento di riflessione sulla proposta di scoutismo che facciamo ai nostri ragazzi e sui valori su cui essa si fonda. Abbiamo deciso, perciò, di prenderci tutto il tempo necessario perché questa riflessione fosse realmente sentita e condivisa da tutti i membri della Comunità Capi (Co.Ca). Il lavoro è durato, infatti, oltre un anno di attività scout.

La prima fase di stesura del Progetto è stata l'analisi che ha comportato due momenti fondamentali: la riflessione e rielaborazione di quanto emerso dal confronto con i genitori dei ragazzi durante la Giornata del Pensiero 2000 e la revisione dell’analisi fatta nel precedente Progetto educativo.

Ci siamo poi domandati che tipo di strumento volevamo che fosse il nostro Progetto. L’esigenza primaria è risultata quella di avere una traccia, cioè un indirizzo su cui costruire le attività delle unità e della Co.Ca nei prossimi anni. Da questo è nata la volontà di creare un progetto schematico dove fossero chiaramente evidenziati obiettivi facilmente articolabili su tre anni di attività. Si è, inoltre, pensato di focalizzare l’attenzione su pochi punti realmente qualificanti il nostro fare scoutismo. Il Progetto è nato, quindi, “a schede” anche se ne abbiamo elaborato una versione più discorsiva per rendere più semplice l’esposizione e per non perdere quelle sfumature che una tabella faticherebbe a riportare.

È nato così il Progetto educativo 2001-2004. Esso si articola in 5 parti:


1. Proposta scout

2. Proposta di fede

3. Rapporti con l’Associazione

4. Rapporti con le parrocchie

5. Rapporti con le famiglie.



  1. PROPOSTA SCOUT

L’analisi compiuta ha evidenziato la necessità di soffermarsi in particolare su due aspetti della proposta: la «progressione personale unificata» e lo «stile».

Per quanto riguarda la PPU ci siamo resi conto che, pur essendo consapevoli che la pista, il sentiero e la strada sono un unico percorso che porta un cucciolo a diventare un uomo o una donna della Partenza, spesso il cammino non è vissuto dai ragazzi e dai capi in modo così lineare. Notiamo due rischi principali: il momento del passaggio da una branca all’altra è vissuto dai ragazzi più come uno strappo che come un salto in avanti; inoltre, la scarsa conoscenza da parte dei capi del percorso compiuto dal ragazzo nel momento in cui lo accolgono li porta a fare proposte inadeguate o ripetitive. Ci siamo dati come obiettivo una maggior conoscenza dei ragazzi da parte di tutta la Co.Ca e, in specifico, da parte dei capi che accolgono i ragazzi dopo il passaggio. Abbiamo pensato di costruire uno strumento a questo scopo e lo abbiamo chiamato “la traccia”: è un po' la storia di ogni ragazzo nello scoutismo. Lo spirito è solo quello di “fare memoria”, non certo di schedare abilità o fallimenti di ciascun ragazzo. Proprio per questo motivo il racconto/memoria verrà regalato al rover/scolta al momento della Partenza. Lo strumento deve comunque essere studiato e sperimentato prima di poter essere definitivamente adottato dal gruppo.

Un’attenzione particolare dovrà essere posta qualora all’interno di un’unità si creassero situazioni problematiche: l’obiettivo è che queste non vengano affrontate solo nell’emergenza ma seguite nella loro evoluzione e, possibilmente, trovando soluzioni attraverso spazi di riunioni ritagliati ad hoc.

Un limite che abbiamo colto nella nostra progettazione è la difficoltà di fare progetti a lunga scadenza per ragazzi con problemi particolari (handicap, problemi sociali o altro): la strategia è quella di creare progetti personalizzati a scadenza medio-breve, concordati con le famiglie e con i servizi sociali eventualmente interessati.


Per quanto riguarda lo stile, giungono da più parti segnali sulla necessità di tornare a esplorare e approfondire questo aspetto dell’essere scout. Pur essendo il nostro un Gruppo con forti tradizioni di attenzione a questo aspetto, ci rendiamo conto che nella realtà attuale è sempre più difficile fare una proposta chiara e univoca. Mille sono le situazioni che tendono a confondere i ragazzi, ma in parte anche i capi, su che cosa significhi «stile scout» oggi. La strategia è quella di approfondire il tema innanzitutto in Co.Ca, per poi avere una linea comune nel rapporto con i ragazzi. Abbiamo, inoltre, intenzione di approfondire quali siano gli strumenti più idonei per educare allo stile in ciascuna branca. Una tentazione che ci trova concordi nel volerla evitare è quella di “aggiornare” lo stile per renderlo più al passo con i tempi. Questo lavoro verrà poi calato nell’attività delle unità.


2. PROPOSTA DI FEDE

Su questo punto l’analisi è cambiata rispetto al progetto precedente. I prossimi anni, con ogni probabilità, ci presenteranno la sfida di una minore presenza diretta degli assistenti ecclesiastici (AE) nelle attività dei ragazzi e, quindi, dell'esigenza di un maggiore impegno dei capi nell’educazione e nell'accompagnamento alla fede. Non nascondiamo che questo ci fa un po’ paura. Abbiamo, quindi, pensato di “attrezzarci” almeno dal punto di vista delle conoscenze bibliche e catechistiche attraverso attività e occasioni mirate (sfruttando anche quanto viene offerto a livello diocesano). Accanto a questo occorrerà una costante attenzione alla crescita di fede dei capi perché ben sappiamo che molto più che acquisire nozioni occorre verificare quanto la nostra testimonianza sia fedele e aderente ai principi stessi.

Il rapporto personale con i ragazzi anche su questi temi andrà cercato e programmato e non lasciato a momenti o a richieste specifiche.

In particolare andranno pianificati percorsi di formazione propri per i capi che accompagnano i ragazzi ai sacramenti (sono sempre di più, infatti, i ragazzi che si avvicinano allo scoutismo senza avere iniziato o compiuto il cammino di iniziazione cristiana).

Per quanto riguarda il modo dei ragazzi di vivere la fede, crediamo che sia opportuno riscoprire momenti di fede “forti”, tipici della spiritualità scout. Ci è sembrato di leggere questa esigenza di extra-ordinarietà nella noia e abitudine con cui i ragazzi vivono la messa, il sacramento della confessione e i momenti di preghiera e di fede all’interno dell’attività scout. L’attenzione dovrà essere comunque posta a che non rimangano esperienze isolate ma integrate nel cammino complessivo dell’unità con l'obiettivo di una vera interiorizzazione nella quotidianità. Pensiamo, inoltre, che sia utile far aumentare la partecipazione dei ragazzi nel momento di pianificazione e di verifica di queste attività.


3. RAPPORTI CON L’ASSOCIAZIONE

Non ci soffermiamo su questo punto che, oltre l'attenzione a far partecipare i ragazzi agli eventi organizzati a livello associativo (Piccole Orme, Campi di specializzazione, ROSS, ecc.), riguarda in modo particolare la vita della Co.Ca e dei capi nei loro rapporti con la Zona, la Regione, ecc.

Abbiamo comunque ritenuto di dover inserire questo punto nel PE poiché siamo convinti che solo un impegno di crescita dei capi (attraverso il confronto in Co.Ca e in Associazione) porti a un buon servizio con i ragazzi.


4. RAPPORTI CON LE PARROCCHIE

Può sembrare strano ma l’analisi della situazione dei rapporti con le parrocchie nelle quali siamo presenti (San Faustino e San Paolo) ci ha portato a evidenziare problemi simili.

Innanzitutto riteniamo che gli scout siano ancora non sufficientemente conosciuti dalle parrocchie e dai parroci.

Pensiamo, pertanto, che il primo campo di azione sia quello della disponibilità a conoscere e a farsi conoscere, insieme alla creazione e al rafforzamento dei rapporti soprattutto con i gruppi giovanili. È il campo dove riteniamo di poter spendere le nostre energie in modo più proficuo. In secondo luogo, sentiamo sempre più viva la necessità di una partecipazione alla vita della parrocchia e riconfermiamo la presenza di un membro della Co.Ca nel Consiglio pastorale parrocchiale (presenza già garantita, ma da valorizzare maggiormente da parte di tutta la Co.Ca).

In senso generale, riteniamo necessaria una riqualificazione della nostra presenza in parrocchia attraverso l'affermazione di uno stile che superi le etichette che spesso ci vengono attribuite. La parola d’ordine è «partecipare» in modo visibile, attivo e propositivo: come gruppo ai momenti importanti (sagre - anche quella invernale -, feste e proposte ufficiali rivolte a tutti); come capi alla pianificazione dell’attività parrocchiale in particolare quella rivolta ai giovani; come ragazzi alla vita parrocchiale nel suo insieme (messa, feste, attività varie), comprese quelle al di fuori dell’attività scout.


5. RAPPORTI CON LE FAMIGLIE

L’analisi ha fatto emergere due situazioni contrastanti, ma entrambe presenti nel nostro Gruppo. Da una parte, la presenza di alcune famiglie particolarmente attente e disponibili a collaborare alla vita del Gruppo, dall’altra quella di famiglie disinformate e talvolta disinteressate anche ai principi di base dello scoutismo e agli strumenti del metodo più importanti (campi, hike, ecc.).

Nel primo caso spesso non riusciamo a fare tesoro di questa ricchezza perché non sappiamo come affrontare l'offerta di collaborazione in modo da mantenere da un lato il “rapporto speciale” che si crea tra capi e ragazzi e dall’altro per non perdere una alleanza così preziosa. Come fare ? La riposta che ci siamo dati è di valutare di volta in volta la situazione tenendo presente che l’obiettivo è uno solo e cioè fare una proposta chiara e univoca ai ragazzi (e non alleviare i capi o aggregare i genitori, anche se questi possono essere a loro volta strumenti per raggiungere lo scopo).

L’obiettivo vale anche per il secondo “problema”. Come fare? Abbiamo pensato di creare strumenti di informazione per i genitori da presentare al momento di entrata nel gruppo e al momento dei passaggi di branca. Vogliamo che siano strumenti “scritti” in modo che diventino quasi un «patto» tra genitori e capi (forse questi stessi patti potrebbero essere scritti anche con la collaborazione di qualche genitore).


Insomma, quello che cerchiamo con questo Progetto, come sempre abbiamo fatto, è un’alleanza che ci permetta di muoverci nella stessa direzione senza perdere quell’autonomia e quella peculiarità di rapporto con i ragazzi che ci sentiamo di difendere a tutti i costi perché esse rappresentano la vera ricchezza della nostra proposta.


La Comunità Capi del Modena 1

(San Faustino e San Paolo)

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